In Puglia il termometro della crisi sale: il crollo dei listini e il peso crescente dei costi stanno erodendo i margini lungo l’intera catena dell’olio extravergine. Mentre i prezzi all’origine scendono, carburanti, energia e materie prime corrono, stringendo in una morsa produttori, frantoiani e operatori della filiera olivicola. Per evitare che migliaia di aziende scivolino oltre la soglia di sostenibilità, l’assessore regionale Francesco Paolicelli ha riunito organizzazioni agricole, Op e frantoiani, avviando un percorso condiviso e chiedendo un tavolo nazionale capace di ridare prospettiva alla Puglia, primo motore olivicolo del Paese. L’obiettivo è difendere il valore dell’olio italiano di qualità con misure concrete e coordinate, arginando la concorrenza estera e le distorsioni di mercato che comprimono il prezzo riconosciuto al prodotto.
Cosa alimenta l’emergenza? Da una parte la debolezza dei prezzi all’origine, dall’altra l’aumento strutturale dei costi di produzione: gasolio agricolo, energia elettrica per molitura e stoccaggio, imballaggi e servizi logistici. A questo si sommano le pressioni del mercato internazionale, con oli a basso costo che filtrano nella catena distributiva e spingono verso il basso le quotazioni medie. Il risultato è un progressivo schiacciamento dei margini che rende rischiosi gli investimenti in campo e in frantoio, riduce la manutenzione degli oliveti e frena l’innovazione, con effetti a cascata su qualità, occupazione e presidio del territorio rurale.
Dal confronto è maturata la proposta di un tavolo nazionale dedicato al comparto, aperto anche alle grandi regioni produttrici come Calabria e Sicilia. La cabina di regia dovrebbe definire strategie comuni per la competitività: tutela del reddito degli agricoltori, rafforzamento della qualità, stabilità della filiera olivicola, strumenti assicurativi e finanziari più efficaci. «Serve una risposta coordinata e strutturale» ha rimarcato Paolicelli, indicando la necessità di valorizzare l’olio extravergine italiano con politiche industriali mirate e norme capaci di contrastare fenomeni che alterano il mercato, dalla vendita sottocosto alle pratiche commerciali aggressive.
Tra le priorità condivise spiccano il potenziamento dei controlli contro frodi e contraffazioni e una rete di tracciabilità più robusta, baluardo del Made in Italy. In questa cornice rientrano il sostegno ai Consorzi di tutela e la revisione degli strumenti che regolano Dop e Igp, così da semplificare, rendere più stringenti i disciplinari dove necessario e premiare davvero le produzioni certificate. L’obiettivo è rafforzare la reputazione delle denominazioni, facilitare l’accesso ai mercati premium e assicurare maggiore trasparenza ai consumatori, scoraggiando i comportamenti opportunistici lungo la catena del valore.
Aprire nuovi mercati è un altro tassello decisivo. La Puglia punta a un export più dinamico, intercettando canali specializzati e platee sensibili alla salubrità dell’olio extravergine. Una comunicazione autorevole, basata su evidenze scientifiche, può valorizzarne le proprietà nutraceutiche, l’origine certificata e le tecniche di produzione sostenibili. Raccontare territorio, cultivar e stagionalità, oltre a educare ai corretti abbinamenti, aiuta a differenziare l’offerta e a difendere il prezzo, riducendo la dipendenza dai mercati più volatili e costruendo relazioni commerciali durature con importatori e ristorazione di qualità.
Il tema degli accordi di filiera coinvolge direttamente la grande distribuzione organizzata. L’obiettivo è una ripartizione più equilibrata del valore, con contratti trasparenti, tempistiche di pagamento certe e meccanismi che disincentivino le pratiche sleali, inclusa la vendita sottocosto. Modelli di partnership pluriennali, basati su standard qualitativi e volumi programmati, possono dare visibilità ai produttori, stabilità ai frantoiani e convenienza ai consumatori, evitando le guerre di prezzo che disorientano il mercato e impoveriscono gli investimenti in innovazione, sicurezza alimentare e sostenibilità.
Non meno centrale la cornice fitosanitaria: procede il Piano straordinario di rigenerazione olivicola legato alla Xylella fastidiosa, con misure costruite insieme al partenariato agricolo ed economico-sociale. Reimpianti con varietà tolleranti, pratiche agronomiche mirate e supporto alle aziende colpite stanno ridisegnando la geografia produttiva del Salento, puntando su resilienza e nuove opportunità. Integrare questi interventi con gli obiettivi di mercato significa ridare prospettiva a territori fragili, contenere l’abbandono dei campi e generare valore lungo tutta la catena, dal campo alla bottiglia.
La Puglia porterà il dossier in sede nazionale, anche in Conferenza delle Politiche agricole, per imprimere una svolta verso una vera politica industriale dell’olivo. Al centro, difesa della qualità, della tracciabilità e della redditività delle produzioni italiane, insieme a norme più efficaci contro dumping e triangolazioni opache. Con il contributo di organizzazioni agricole, Op, frantoiani e istituzioni, il percorso punta a un sistema più organizzato e competitivo, capace di attrarre investimenti, guidare l’innovazione e valorizzare, con coerenza, il ruolo identitario dell’olio pugliese nel panorama del Made in Italy.